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SITUAZIONE ECUMENICA NEGLI STATI UNITI 2


    Varie comunità cristiane sono state parte dell’esperienza culturale americana dall’arrivo delle missioni spagnole nel sedicesimo secolo e dalla colonizzazione inglese, olandese e svedese della costa orientale del Nord America nel diciassettesimo secolo. Vi erano insediamenti originari di Anglicani in Virginia, di Congregazionalisti puritani in Massachussets, di Congregazioni riformate olandesi a New Amsterdam (New York), e, inoltre, la Society of Friends (Quaccheri) in Pennsylvania, i Presbiteriani nel New Jersey e i Cattolici nel Maryland, cioè in quelli che sarebbero diventati i primi Stati Uniti di America. La diversità di espressioni della cristianità andava aumentando nella misura in cui gli Stati Uniti si espandevano nel continente. Questa diversità è conservata gelosamente come un diritto umano e parte dell’identità nazionale americana.

    Gli Americani, tuttavia, ricordano anche la triste mancanza di tolleranza nei confronti di persone all’interno delle colonie (o stati) originari che non condividevano l’identità della maggioranza. I Battisti furono cacciati dal Massachussets. I Cattolici in molti luoghi non erano i benvenuti, dal momento che venivano considerati più fedeli a Roma che all’America.

    In gran parte delle chiese di bianchi, né gli schiavi dall’Africa, né uomini e donne di colore liberi erano bene accetti al culto. La Society of Friends, i Battisti americani, i Mennoniti e i Moraviani costituivano una ragguardevole eccezione nella loro opera di abolizione della schiavitù e nell’assistenza nel costruire comunità di culto per i cristiani Afro-americani. Da tale atmosfera, incerta fra razzismo e credo nella libertà offerta dal vangelo, cominciarono ad emergere le Chiese afro-americane: l’African Methodist Episcopal Church, l’African Methodist Episcopal Zion Church, la Christian Methodist Episcopal Church e la National Baptist Church. Da queste prime comunità, così come dal Metodismo wesleyano, si sviluppò, nel tardo novecento, la tradizione Holiness, che diede indirettamente radici alla tradizione Pentecostale nel ventesimo secolo.

    Alla svolta del diciannovesimo secolo, uno zelo evangelico percorreva i nascenti Stati Uniti. Il Metodismo aveva coraggiosamente portato il vangelo nelle aree rurali della nuova nazione. Contemporaneamente, si verificò un “Grande Risveglio” spirituale, incoraggiato da teologi e predicatori collegati a scuole di teologia come Yale (Connecticut) e Princeton (New Jersey). Questo Revival di riforma cristiana ebbe un orientamento tipicamente americano: ravvivare la fede all’inizio della rivoluzione industriale nelle città e nei crescenti insediamenti di immigrati americani nella parte centrale e occidentale del continente. Nella Ohio River Valley ciò avrebbe in seguito portato allo sviluppo di un nuovo tipo di cristianità Evangelicale all’interno del Protestantesimo americano. Essa avrebbe avuto una struttura congregazionalista di base, e avrebbe enfatizzato l’indipendenza umana e l’autosufficienza, il duro lavoro, la conversione e la salvezza personali. La Church of Christ (Discepoli di Cristo), i Battisti del Sud e dell’America rurale sono emersi da questo movimento, insieme a comunità che sarebbero state chiamate cristiane “Evangelicali”. Essi sarebbero stati i precursori dei Fondamentalisti all’inizio del ventesimo secolo.

    La piccola comunità cattolica originaria ebbe una crescita esponenziale alla metà del diciannovesimo secolo a motivo dell’immigrazione dall’Europa, soprattutto dalla Germania e dall’Irlanda, che all’epoca pativa una carestia. Parimenti, giunsero in quel periodo immigrati luterani tedeschi e scandinavi, insieme ad altre comunità riformate e anabattiste in cerca di terra e di opportunità che non trovavano in Europa a causa della guerra e della povertà. Per molti Protestanti americani, la crescita della popolazione cattolica fu vista come una minaccia a quel tipo di cristianità tipicamente americana che si andava sviluppando. Ma l’immigrazione continuò dall’Italia e dall’Est europeo, e via via che i territori francesi e spagnoli del Nord America venivano conquistati o annessi agli Stati Uniti, la comunità cattolica divenne parte, sebbene parte “separata”, della scena religiosa americana. Fece seguito l’immigrazione ortodossa, all’inizio del ventesimo secolo, dopo la devastante guerra civile americana che segnò la fine della schiavitù e che determinò una progressiva auto-comprensione degli Stati Uniti come un melting pot per tutti i popoli.

    Nel ventesimo secolo movimenti ecumenici cominciarono a prendere forma negli Stati Uniti, così come accadeva in Europa. I Protestanti americani si riunirono per studiare modi di comune cooperazione nella missione e nell’evangelizzazione, che portarono alla creazione di comuni istituzioni sociali cristiane per aiutare i poveri, educare i giovani, e prendersi cura dei malati. Nuove organizzazioni sociali come la Young Men Christian Association (YMCA) e l’Esercito della Salvezza parteciparono a questa corrente. L’Ottavario per l’unità della Chiesa fu inaugurato nel 1908 dalla Society of the Atonement, un ordine religioso francescano episcopaliano, che aveva sede a Graymoor (Garrison, New York).

    Verso il 1910, il vescovo episcopaliano Charles Brent e Peter Ainsley dei Discepoli di Cristo unirono i loro sforzi per occuparsi di questioni di Fede e Costituzione fra le chiese degli Stati Uniti. I Discepoli di Cristo avevano da sempre professato l’unità dei cristiani come uno dei loro intenti principali, mentre la Chiesa episcopaliana, guidata da William Reed Huntington di New York, aveva co-firmato il Chicago-Lambeth Quadrilateral oltre vent’anni prima (1886-1888), quale modello di confessione di fede per unire la Comunione anglicana, e che servì anche per identificare i requisiti minimi nel raggiungere l’unità con le altre chiese cristiane.

    Dovettero passare due guerre mondiali e la grande crisi economica prima di avere la prima (e unica) conferenza di Fede e Costituzione dell’America del nord, che si tenne all’Oberlin College, Ohio, nel 1957. Essa portò all’istituzione permanente della commissione Fede e Costituzione all’interno del Consiglio di chiese nazionale degli Stati Uniti. Dopo il Concilio Vaticano II la Chiesa cattolica negli Stati Uniti si unì alla commissione Fede e Costituzione, cessando così di essere una chiesa che si ergeva a parte nella scena americana, e divenendo, invece, molto attiva e positivamente partecipe nel Movimento ecumenico.

    All’interno delle comunità cristiane degli Stati Uniti, la prima metà del ventesimo secolo fu caratterizzata da sforzi per la riconciliazione, nuovi sviluppi ma anche nuove divisioni. Nelle scuole, nei seminari, nelle chiese delle comunità storiche protestanti ed episcopaliane si cominciò ad accettare la critica biblica scientifica, e ci si aprì a nuovi modi di pensare la natura umana e il peccato, la giustizia sociale e l’uguaglianza. Per molti Protestanti del sud e dell’America rurale, che si identificavano in parte con gli Evangelicali e in parte con il nuovo Movimento pentecostale, ci fu un ritorno ai “fondamenti”; ciò includeva l’accettazione del Libro della Genesi come storia effettiva. Essi erano diffidenti verso il Movimento ecumenico poiché includeva organismi ecclesiali che andavano aldilà dei “fondamenti” nello sviluppo della dottrina.

    Se, da un lato, questi sviluppi divergenti hanno condotto ad una crescente divisione fra “conservatori” e “progressisti” a livello teologico e culturale, dall’altro lato, vi è stato anche un movimento verso l’unità all’interno delle comunità cristiane americane. La United Church of Christ (1957), la United Methodist Church (1968), la Presbyterian Church USA (1983), l’Evangelical Lutheran Church in America (1987) hanno raggruppato insieme comunità un tempo divise, all’interno della medesima tradizione. Nel contempo, il coinvolgimento ecumenico della Chiesa cattolica ha contribuito all’aumento prolifico del lavoro portato avanti dai dialoghi bilaterali negli Stati Uniti, così come dei dialoghi della commissione Fede e Costituzione, basati su processi conciliari, e per lo più multilaterali. Il dialogo luterano-cattolico negli Stati Uniti ha prodotto una dichiarazione congiunta sulla giustificazione per fede che è divenuta la base della dichiarazione congiunta internazionale luterano-cattolica. Le relazioni bilaterali tra la Chiesa cattolica e i vescovi ortodossi negli Stati Uniti (Standing Conference of the Canonical Orthodox Bishops in America - SCOBA), hanno anche arricchito le relazioni cattoliche-ortodosse a livello internazionale. Il dialogo luterano-episcopaliano ha portato alla piena condivisione dell’eucaristia, al riconoscimento comune dell’ordine e alla condivisione del ministero fra quelle chiese (Called to Common Mission). Quale risultato di dialoghi bilaterali, l’Evangelical Lutheran Church in America (ELCA) ha analoghe forme di relazioni di piena comunione con i Moravi, la Reformed Church in America, la Presbyterian Church USA, e la United Church of Christ.

    Il lavoro ecumenico bilaterale e multilaterale negli Stati Uniti ha portato ad una convergenza, e persino ad un consenso, su questioni dottrinali che sono state causa di separazioni, ma le questioni “di genere” e quelle di etica sociale e sessuale permangono divisive, o lo sono divenute, all’interno di comunità di fede cristiane, e fra chiese e comunità di diversa confessione. Diverse valutazioni circa il ruolo della donna nella chiesa e, soprattutto, circa l’ordinazione delle donne, si sono rivelate essere nuovi ostacoli fra partner da lungo tempo in dialogo. Nel campo della sessualità, soprattutto a proposito delle relazioni fra persone dello stesso sesso, vi è stata una polarizzazione di posizioni, sia nella società in generale, che all’interno delle chiese. Le chiese hanno anche affrontato diversamente i temi della guerra e della pace, e hanno promosso atteggiamenti diversi circa le relazioni interreligiose. Chiese unite con i loro partner ecumenici su alcuni temi si trovano agli antipodi su altre problematiche emergenti; per contro, chiese con poca comunanza ecclesiologica concordano nell’affrontare questioni etiche di alto impatto emotivo.

    Ci sono altre questioni che avvicinano le chiese cristiane, per le quali si avverte il bisogno di lavorare congiuntamente. Il razzismo, sebbene non più sanzionato dalla legge, o generalmente non più palese, rimane, nondimeno, una cicatrice ancora visibile dell’America. Il retaggio della schiavitù degli Africani negli Stati Uniti per duecentocinquanta anni, terminata solo con una sanguinosissima guerra civile, non ha liberato del tutto l’America dal razzismo. Neppure la garanzia dei pieni diritti civili per tutti nel 1965 ha sortito effetto migliore. Le chiese hanno fatto molto per combattere il razzismo all’interno e fuori dalle loro strutture, ma la tensione razziale ancora permane. Allo stesso tempo, la caratterizzazione etnico/razziale delle chiese americane ha contribuito positivamente al tessuto di vita del cristianesimo americano e contribuisce anche al Movimento ecumenico con la diversità di doni e di interpretazioni. È anche a motivo di questa storia di sofferenza e di conflitto che la commemorazione della festa di Martin Luther King durante la Settimana per l’unità dei cristiani, riveste particolare importanza per gli Stati Uniti.

    La lotta alla povertà è una delle aree in cui le chiese e le comunità negli Stati Uniti sembrano aver trovato consenso, sia per cooperare che per programmi di azione e appelli congiunti al sistema politico. L’organizzazione Christian Churches Together in USA (CCT, 2006) sta al momento discutendo su strategie ecumeniche per debellarla. Infine, mentre gli Americani ci tengono molto ad essere identificati come cristiani e/o come gente di fede - come dimostrano le statistiche - vi è altresì un crescente divario culturale e politico negli Stati Uniti fra secolarismo e religione. Le chiese vedono l’impellente necessità di lavorare come fossero una cosa sola nel tenere controllato quello che è percepito come un crescente secolarismo, simile a quello presente ora in Europa. Questo sembra essere un fattore di mobilitazione più per i cristiani Cattolici, Evangelici e Pentecostali, Ortodossi e le chiese storiche Afro-americane, che per le chiese storiche Protestanti. Quasi tutti, però, concorderebbero nel dire che il secolarismo ha portato ad una crisi di fede per molte persone.

    Segnale dello stato vitale delle relazioni ecumeniche fra le chiese negli Stati Uniti è la proliferazione di organizzazioni ecumeniche:

    - Christian Churches Together in USA (CCT) è la più recente speranza di creare un largo consorzio ecumenico di tutte le chiese e le comunità cristiane negli Stati Uniti. Istituita il 30 marzo 2006, conta trentasei comunità membro, raggruppate in cinque gruppi di “famiglie”: Evangelicali/Pentecostali, Cattolici, Ortodossi, Protestanti e Etnico/Razziali. L’istituzione della quinta famiglia, quella Etnico/Razziale, si rese necessaria per il contesto americano in considerazione della storia di inegualianza razziale. L’organizzazione CCT è impegnata in quattro aree: 1) celebrare una comune confessione di fede nel Dio Trino, 2) discernere la guida dello Spirito Santo attraverso la preghiera e il dialogo teologico; 3) assicurare unitarietà e mutuo supporto, 4) cercare una migliore comprensione reciproca, affermando ciò che le accomuna e cercando di comprendere quali siano le differenze.

    - National Council of Churches of Christ in USA (NCCCUSA), fondato nel 1950, afferma, nel preambolo alle sue costituzioni, di essere “una comunità di comunioni cristiane, che, in risposta al vangelo rivelato nella Scrittura, confessano Gesù Cristo, il Verbo incarnato di Dio, Salvatore e Signore. Queste confessioni formano un’alleanza le une con le altre per manifestare ancor più pienamente l’unità della Chiesa. Confidando nella potenza trasformatrice dello Spirito Santo, le comunioni si riuniscono come Consiglio in missione comune, a servizio di ogni creatura per la gloria di Dio”. Il Consiglio nazionale conta trentacinque comunioni cristiane come membri. Esse rappresentano diversi gruppi di chiese protestanti, anglicane, ortodosse, evangeliche, afro-americane storiche e chiese Living Peace. Attraverso il Church World Service e una serie di comitati per la giustizia sociale e per le questioni politiche, il NCCCUSA ha raggiunto una testimonianza storica negli sforzi ecumenici e nell’avanzamento dei diritti umani.

    - Faith and Order Commission USA, che ha cominciato il suo lavoro nel 1960, è una commissione del Consiglio nazionale. Seguendo il modello offerto dalla commissione Fede e Costituzione del CEC, suddetta commissione, seguendo un’organizzazione interna autonoma, include membri che non sono contemporaneamente membri del Consiglio: Cattolici, alcuni Evangelici e Pentecostali, e cristiani Holiness.

    - Churches Uniting in Christ (CUIC) si è formato, nel 2002, come successivo sviluppo della Consultation on Church Union (COCU). Le nove chiese membri che hanno fondato COCU nel 1960 passarono da un primo periodo di “consultazione” ad una successiva fase in cui “cominciare a vivere pienamente la loro unione in Cristo”, attraverso un processo di crescita comune scandito da otto “tappe”: 1) mutuo riconoscimento di ciascuna comunità come autentica espressione dell’unica Chiesa; 2) mutuo riconoscimento dei fedeli nell’unico battesimo; 3) mutuo riconoscimento della comune fede apostolica confessata da ciascuna comunità; 4) disposizioni per la celebrazione dell’eucaristia insieme (talvolta chiamata la liturgia COCU o, ora, CUIC); 5) impegno comune nella missione, in modo particolare nella lotta al razzismo; 6) impegno intenzionale a promuovere l’unità attraverso l’opposizione ad ogni forma di emarginazione ed esclusione di qualsivoglia persona; 7) atteggiamenti di reciproca fiducia e di consultazione nei processi decisionali; 8) un processo permanente di dialogo teologico. Le nove chiese membro del CUIC sono: l’African Methodist Episcopal Church; l’African Methodist Episcopal Zion Church; la Christian Church (Disciples of Christ); la Christian Methodist Episcopal Church, l’Episcopal Church; l’International Council of Community Churches; la Presbyterian Church in USA; la United Church of Christ e la United Methodist Church.

    - Southern Christian Leadership Conference, nata dallo storico boicottaggio dell’autobus a Montgomery, Alabama, e di cui il Reverendo Martin Luther King, Jr., fu il primo presidente, ha lavorato ecumenicamente sia fra le chiese storiche Afro-americane che fra le chiese prevalentemente di bianchi, che si erano unite nello sforzo comune di liberare la società americana dal razzismo.

    - National Association of Evangelicals (NAE), fondata nel 1942 e attualmente costituita da oltre sessanta denominazioni e comunità assai diverse fra loro - quali, ad esempio, le Mennonite Brethern Churches, le Assemblies of God, il Salvation Army, e la Church of God (Holiness) - dà appoggio ad una comunità e una voce ecumenica per i cristiani degli Stati Uniti che si professano credenti nella inerranza della Scrittura, nello zelo missionario e nei doni dello Spirito Santo. È il più grande organismo ecumenico di cristiani comunemente chiamati “Evangelicali e Pentecostali” negli Stati Uniti. La NAE afferma nella sua missione di: “diffondere il regno di Dio mediante una associazione di denominazioni, chiese, organizzazioni e individui, che dimostrino l’unità del Corpo di Cristo proclamando la verità biblica, parlando con voce unanime autorevole, e servendo la comunità evangelica con un’azione comune, un ministero di cooperazione, e una pianificazione strategica”.

    Molte chiese o famiglie di chiese negli Stati Uniti hanno anche uffici per il coordinamento delle attività ecumeniche. Un dossier più ampio sulla situazione ecumenica negli Stati Uniti d’America, che comprende sia una lista esaustiva delle organizzazioni che operano per l’unità dei cristiani che i dati statistici circa le chiese negli Stati Uniti, è consultabile attraverso internet ai siti: http://www.wcc-coe.org o http://www.prounione.urbe.it

    Parimenti degno di nota nella scena americana è stato il capillare sforzo dei Consigli di chiese, sia a livello locale, che di contea, di stato e di regione. In molte comunità locali negli Stati Uniti quasi tutte le chiese e i loro pastori o ministri partecipano a questi organismi: Protestanti, Anglicani, Ortodossi, Afro-Americani storici e Cattolici. Significativamente impegnati nel contesto locale di base sono anche gli uomini e le donne chiamati dalle comunità ecclesiali locali, regionali o nazionali, a dirigere programmi ecumenici o a ricoprire l’incarico di delegati ecumenici o staff di organismi specializzati. Essi hanno intessuto una rete vitale di relazioni all’interno delle loro chiese nazionali e fra chiese diverse per incrementare il dialogo ecumenico. Ogni anno, in una città diversa, essi sponsorizzano il National Workshop on Christian Unity e promuovono la Settimana di preghiera per l’unità nelle proprie comunità di origine.

    Da ultimo, vi sono consorzi fra seminari, college e università di stampo religioso che promuovono, talvolta addirittura richiedono, che gli studenti in formazione per il ministero ordinato seguano alcuni corsi anche presso istituzioni accademiche di confessione diversa, al fine di facilitare la recezione del lavoro portato avanti dal Movimento ecumenico. Tali consorzi si trovano in ogni maggiore area metropolitana. È doveroso un riconoscimento all’opera delle facoltà delle università, particolarmente quello della Temple University a Philadelphia con la pubblicazione della rivista Journal of Ecumenical Studies.

    Fra gli orientamenti recenti all’interno del cristianesimo negli Stati Uniti, vi è un movimento di chiesa emergente, che fa a meno di forme di autorità istituzionali. In questo movimento sono impegnati giovani, soprattutto uomini fra i venticinque e i trentacinque anni, che “conversano” circa le fede cristiana e hanno creato una rete e una comunità in internet. La loro riluttanza ad impegnarsi in una teologia sistematica, li rende una sfida all’unità visibile della Chiesa; anche in questo ambito, tuttavia, si è avviata una riflessione comune sul valore del Movimento ecumenico.

    Dal livello locale più stretto, a quello nazionale, i cristiani negli Stati Uniti apprezzano il valore della preghiera comune per i poveri, i malati, coloro che sono in crisi di fede e per la nazione, inclusa la sicurezza delle forze armate. A parte la Settimana di preghiera per l’unità, molti cristiani si riuniscono per pregare nelle solennità del Giorno del Ringraziamento a novembre (Thanksgiving Day), la vigilia del nuovo anno (Watch Night), il Mercoledì delle ceneri, il Venerdì santo, la Giornata mondiale di preghiera a marzo (World Day of Prayer) e la Giornata di preghiera nazionale a maggio (National Day of Prayer). In questi momenti si registra un profondo senso di amicizia e comunione, e si percepisce spesso l’opera dello Spirito Santo che muove gli animi a superare le divisioni e i sospetti per creare, invece, momenti di unità e fiducia.

 


ENDNOTES



  1. La descrizione delle chiese negli Stati Uniti e della situazione ecumenica locale è stata preparata da un gruppo locale, sotto la cui responsabilità viene pubblicato il testo.

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